Pensione integrativa: Come funziona, consigli, piano di accumulo e calcolo

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Pensione integrativa: come funziona, consigli, piano di accumulo

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Piano individuale pensionistico: pensaci nel giusto arco temporale

L’esigenza di mantenere una rendita adeguata, al momento in cui si deciderà di andare in pensione è oggi particolarmente sentita, soprattutto per i giovani che iniziano ad entrare nel mondo del lavoro.

Come sarà possibile mantenere inalterati il proprio tenore di vita e le proprie entrate al momento del ritiro dal lavoro, oggi non è più un mistero: attraverso la previdenza complementare o pensione integrativa.

Per capire il motivo per cui, mentre per i nostri genitori non era un’esigenza primaria, oggi è invece importante l’apertura di una posizione pensionistica complementare, occorre comprendere come funziona il sistema previdenziale italiano e come funzionava fino a qualche tempo fa.

Il calcolo della pensione integrativa

I sistemi di calcolo dell’assegno pensionistico sono tre:

  • Il sistema retributivo
  • Il sistema misto
  • Il sistema contributivo

Con il sistema retributivo, la base di calcolo della pensione è la media degli ultimi stipendi. Si moltiplica il numero di anni di lavoro per due e si ottiene una percentuale con cui moltiplicare la media degli ultimi 10 o 15 redditi annui, rispettivamente se si tratta di lavoratore dipendente o lavoratore autonomo.

Si tratta di un sistema di calcolo in Italia ormai abbandonato, che si applicava a coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contribuzione.

Oggi la riforma Fornero del 2012, ha introdotto il sistema contributivo per tutti i lavoratori. Con questo sistema, il calcolo della pensione avviene ponendo come base per il calcolo della rendita pensionistica, l’ammontare dei contributi versati fino al momento del ritiro dal mondo del lavoro.

Il sistema misto è invece, un metodo di calcolo che è stato applicato a tutti i lavoratori che alla data del 31.12.1995 avevano meno di 18 anni di contributi. SI prendeva in considerazione il sistema retributivo per i contributi maturati fino al 31.12.1995, e poi si procedeva con il calcolo tramite il sistema contributivo.

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Perché accantonare al fondo pensione complementare

Assicurazione pensione integrativa privata

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Con l’adozione del sistema contributivo, l’assegno pensionistico pubblico avrà una misura del 40/50% inferiore rispetto all’ultimo stipendio, questo significa che per mantenere inalterato il proprio tenore di vita, occorrerà avere una rendita integrativa da costruirsi con contributi volontari.

Per capire bene il funzionamento del sistema pensionistico contributivo, entriamo più nel dettaglio.

In tutti i paesi occidentali, e nello specifico in Italia, il sistema previdenziale si basa su tre pilastri:

  1. Il primo pilastro è la previdenza pubblica obbligatoria, cioè l’assegno erogato dall’INPS;
  2. Il Secondo pilastro, rappresentato dalle casse di previdenza professionali e dai fondi pensione di categoria;
  3. Il terzo pilastro cioè i fondi pensione individuali.

I primi due pilastri, per l’ormai nota debolezza economico/finanziaria del primo, non permetteranno in futuro di ottenere un assegno pensionistico di importo pari all’ultimo stipendio, quindi, Per ottenere una rendita aggiuntiva, il lavoratore deve aderire ad un fondo pensione individuale, che è uno strumento di previdenza integrativa.

Il compito di questo strumento è quindi quello di coprire la differenza di importo tra i primi due pilastri e l’ultimo stipendio, per arrivare ad una rendita che sia almeno pari all’80% dell’importo dell’ultimo assegno percepito come lavoratore (percentuale pari a chi è andato in pensione prima del 1995).

Per costruire questa “terza gamba” della rendita pensionistica, occorre quindi aprire una posizione pensionistica con un fondo pensione, ed effettuarvi dei versamenti periodici (a scelta mensili, trimestrali, semestrali od annuali), fino alla data del pensionamento.

A quella data si potrà effettuare un riscatto dell’intera somma maturata, oppure si potrà scegliere una rendita che verrà calcolata in quel momento, in funzione di specifici coefficienti.

Ma quando iniziare ad accantonare per questa “costruzione” pensionistica?

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La pensione integrativa aiuta il tuo futuro

Non c’è un momento preciso ed anzi, non è mai troppo tardi per iniziare ad effettuare i versamenti; sono sufficienti anche un minimo di cinque anni (considerando persone vicine all’età pensionabile) per ottenere una rendita.

Però sicuramente il tempo è un fattore determinante.

È infatti, evidente che un soggetto che inizia prima un piano pensionistico, avrà più tempo a disposizione per accantonare una somma maggiore ed adeguata, che convertita in rendita periodica, consentirà di mantenere inalterato lo stile ed il tenore di vita.

Per i ventenni o trentenni che entrano oggi nel mondo del lavoro è indispensabile iniziare ad accantonare fin da subito, facendo versamenti mensili costanti; avranno così più tempo per ottenere una somma sufficiente a garantire un livello di pensione adeguato. 

Coloro che hanno un’età più avanzata (40/50 anni), che hanno iniziato a lavorare oltre i trenta anni, avranno sicuramente dei contributi pubblici versati ad oggi, non sufficienti a garantire un’adeguata copertura pensionistica pubblica (di Primo pilastro). 

Iniziare ad accantonare una cifra periodica per questi lavoratori è una scelta obbligata, perché con un piccolo accantonamento mensile aggiuntivo, che non influisce sul mantenimento dell’attuale tenore di vita, possono garantirsi una buona rendita al momento del pensionamento.

Pensione integrativa deducibilità, detrazioni tassazioni e vantaggi generali

Vantaggi Fiscali ed economici di una pensiona integrativa

L’adesione ad un fondo pensione comporta non solo dei vantaggi da un punto di vista prettamente previdenziale, ma anche altri tipi di vantaggi che sono equiparabili e spesso superiori, ad un risparmio attuato attraverso un vero e proprio investimento – finanziario o immobiliare – a lungo termine.

Vantaggi di tipo fiscale: Pensione integrativa

Accantonando ad un fondo pensione è possibile usufruire di benefici di tipo fiscale, che sono superiori ad un qualsiasi investimento assicurativo o finanziario.

Per capire il trattamento fiscale di un fondo pensione occorre distinguere le due fasi dell’accantonamento/accumulazione e dell’erogazione.

In fase di accumulazione, i contributi versati al fondo sono deducibili, in sede di dichiarazione dei redditi per un importo fino a € 5.164,57 annui.

Si tratta di un’agevolazione utile non solo per chi inizia a lavorare, ma anche per chi si avvicina alla pensione. In questi casi l’ingresso in un fondo pensione diventa ancora più conveniente, perchè aumentando il reddito, aumenta anche la relativa tassazione, ma parallelamente anche la quota deducibile dei versamenti al fondo pensione (fino al limite  di € 5.164,57).

E non si tratta dell’unico vantaggio ottenibile in questa fase, perché i rendimenti del fondo pensione sono tassati al 20%, con una riduzione al 12,50% per i rendimenti di eventuali titoli pubblici presenti nel fondo. 

Considerato che altri investimenti comportano una tassazione sui rendimenti del 26%, si tratta un vantaggio notevole.

In fase di erogazione, invece, se si opta per l’ottenimento di una rendita periodica, la prestazione è soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta pari al 15%, aliquota che può venire ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo, non oltre i 6 punti percentuali; quindi la riduzione di tale ritenuta può arrivare anche fino al 9%.

All’identico tipo di tassazione è assoggettata la prestazione, se si sceglie di riceverla in forma di capitale e non di rendita

Pensione integrativa conviene o non conviene

Vantaggi economici ed agevolazioni per la pensione integrativa

I vantaggi di tipo economico, di una polizza pensionistica non sono minori di quelli fiscali.

Comparandolo già con un investimento di tipo immobiliare, la tassazione al 20% lo rende economicamente più vantaggioso, senza contare le difficoltà presenti nel mercato immobiliare e nella gestione amministrativa di un immobile.

Pensa solo che, qualora un immobile dovesse essere messo a reddito, ad esempio con un Bed & Breakfast, i redditi derivanti da questa attività sarebbero assoggettati ad una tassazione del 24%.

Considerato inoltre che si tratta di un’operazione ad orizzonte economico lungo, il gestore del fondo avrà una più ampia possibilità di scelta dello strumento più vantaggioso e dal maggiore rendimento.

Esiste poi il  vantaggio legato al fatto di poter usufruirea determinate condizioni – di una parte delle somme versate, già prima della scadenza ed in modo abbastanza semplice e veloce, ed anche questo lo rende un investimento per il futuro più semplice e flessibile di qualunque altro.

Sicuramente il tempo ed i fastidi a cui far fronte per vendere un immobile, qualora ne dovessi avere l’urgenza, sarebbero molto maggiori.

Allo stesso modo, se dovessi avere la necessità di disinvestire uno strumento finanziario prima della sua scadenza, correresti il rischio che il suo rendimento non consenta il recupero delle somme investite.

Oggi è dunque necessario programmare il proprio futuro pensionistico con lo strumento adeguato.

Le difficoltà economiche degli enti pubblici previdenziali saranno sempre maggiori nei prossimi anni, e la necessità di costruirsi una pensione individuale è una necessità sempre più pressante ed urgente, perché il rischio di arrivare all’età della pensione senza poter mantenere un adeguato tenore di vita diventa sempre più reale.

Noi di MA Assicurazioni possiamo esserti vicini creando un programma pensionistico su misura per te; contattaci lavoreremo insieme per il tuo futuro previdenziale.

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